Werner Bischof

Werner Bischof - Budapest 1947

Ho sentito il dovere di avventurarmi nel mondo e di esplorarne il vero volto. Condurre una vita soddisfacente, di abbondanza, ha accecato molti di noi che non riescono più a vedere le difficoltà immense presenti al di là delle nostre frontiere”.

Werner Bischof

Indubbiamente Werner Bischof (1916 – 1954), svizzero di Zurigo, è stato tra i pochissimi, veri grandi maestri della fotografia del ventesimo secolo e uno dei più influenti fotoreporter del dopoguerra, sebbene oggi le “mode” fotografiche l’abbiano spinto un po’ in secondo piano nella considerazione degli appassionati.
Il suo principio era quello di mostrare senza falsificazioni la realtà, nella convinzione che al fotografo spettasse una profonda responsabilità sociale.
Dedicò gran parte della sua attività alla ricerca dei valori presenti nelle culture tradizionali, e questo fatto non contribuì a rendere Bischof particolarmente popolare presso i redattori d’attualità delle riviste ad alta tiratura, sempre alla ricerca di materiale “caldo” da sottoporre ai loro lettori.
Viaggiò spesso nelle zone di guerra, malgrado disprezzasse la superficialità e il sensazionalismo della stampa per cui lavorava.
Documentò la carestia in India per LIFE, realizzò importanti reportage in Giappone, Corea, Hong Kong e Indocina.
Riuscì sempre, comunque, a far trasparire nelle sue fotografie l’amore per i suoi soggetti e per l’uomo in generale.
Bischof fu capace di fondere l’impegno sociale ad uno spiccato senso estetico e al talento nello sfruttare la forza espressiva delle forme elementari.
La violenza delle sue immagini rimane sempre mitigata da una eleganza compositiva a cui il fotografo svizzero non rinunciò mai, continuando a conservare intatta la sua sensibilità per la perfezione tecnica, per la luce come elemento creativo e per la struttura formale delle immagini.
Nelle sue fotografie si percepisce contemporaneamente l’orrore per ciò che bisogna mostrare e una fede che non vuole lasciarsi spezzare.
In viaggio per l’Europa devastata dalla Seconda guerra mondiale o attraverso la povertà e la miseria dell’India, Bischof non si limitava a immortalare la realtà col suo obiettivo, come farebbe un qualunque fotogiornalista, ma si fermava e rifletteva, cercando di raccontare con la propria arte quei conflitti tra sviluppo industriale e povertà, business e spiritualità, che da sempre lo affascinavano.
Werner Bischof ha saputo unire all’osservazione documentaristica della realtà e alla necessità di non manipolare gli eventi con lo sguardo una visione lirica, quasi intima, di ogni situazione e di ogni soggetto con cui si trovò a operare.
Come più volte ebbe modo lui stesso di affermare, si sentiva più artista che fotogiornalista.
Morì il 16 maggio 1954 in un tragico incidente automobilistico sulle Ande peruviane, solo nove giorni prima che Robert Capa venisse ucciso da una mina antiuomo in Indocina.

Foto: Werner Bischof – Budapest 1947

Roberto Morosetti