Ugo Mulas

 

Ugo Mulas - David Smith vecchia fabbrica

La tematica della vecchia fabbrica, in termini fotografici, è una tematica usurata.

La fabbrica abbandonata, possibilmente rotta e fatiscente, è uno dei soggetti preferiti dal fotografo, e non c’è fotografo che almeno una volta non abbia tentato di fotografarne un esemplare.

La fabbrica è lì, non si muove, non si aggiusta nel frattempo. Non passa nessuno, nessuno ti corre dietro, hai tutto il tempo. Puoi perfino fumare una sigaretta.
L’esplorazione è affascinante di per sé, anche senza fotocamera, e offre al fotografo suggestioni prêt à porter: non devi cercarle ma ti vengono incontro di loro iniziativa ad ogni giro d’occhio.

Ma non sempre il risultato è ovvio e scontato.

La più straordinaria fotografia di fabbrica in disuso che io conosca è quella scattata da Ugo Mulas a Voltri, nel 1962, all’edificio industriale dismesso dall’Italsider e temporaneamente utilizzato dallo scultore americano David Smith in occasione del Festival di Spoleto.

Una fotografia senza macerie e calcinacci, di un luogo usato e consumato ma non in rovina, e ancora vivo nei macchinari presenti, nei residui di lavorazione, nei ferri allineati e nelle vecchie pinze, lasciate ma non dimenticate e recuperate adesso dallo scultore.

Poetica suggestiva e complessa. Composizione perfetta, sguardo d’insieme che cataloga e descrive con minuziosa precisione i singoli particolari.

Questa fotografia di Mulas riporta inoltre a una sacralità del lavoro e della fabbrica, in un’inquadratura che sembra alludere alla navata di una vecchia cattedrale, muta e solenne, con quelle luci che filtrano dalle aperture del fondo come se provenissero da antiche vetrate.
In questa fotografia c’è una simbologia della fabbrica che va oltre la semplice descrizione di una fabbrica dismessa.

(Mi dispiace di non avere a disposizione un’immagine a risoluzione più alta, ma ci tengo a mostrare questa fotografia che amo in modo particolare. Per chi lo desiderasse, è pubblicata – grande – su Ugo Mulas, La Fotografia, Einaudi 1973).

Foto: Ugo Mulas – David Smith, Voltri, 1962

Roberto Morosetti