Nino Migliori

 

Nino Migliori - Dalla serie Gente dell'Emilia, 1957

In Italia, il filone neorealista trova una delle sue espressioni più compiute nel lavoro di Nino Migliori, fotografo bolognese nato nel 1926.

Meno conosciuto dal grande pubblico di quanto meriterebbero le sue fotografie del periodo neorealista in bianco e nero degli anni quaranta e cinquanta, penso sia stato penalizzato in questo dal suo essersi rivolto – contemporaneamente – a una fotografia più concettuale.

Fotografo alchimista – come ama lui stesso definirsi – grande sperimentatore “off camera” su linguaggio e materiali, sempre alla ricerca di nuove tecniche nel desiderio di travalicare la fotografia tradizionale per lavorare direttamente con la carta fotografica… la parte meno interessante del suo lavoro a mio parere è proprio questa, quando interviene sulle lastre e sulle pellicole con graffi e incisioni (cliché-verre) o usando la luce di un fiammifero per impressionare i negativi (pirogrammi), o disegnando sulla carta fotografica con i liquidi di fissaggio e di sviluppo (ossidazioni), o sperimentando con la polaroid.

La poligamia creativa di Migliori, tra neorealismo e informale, si esprime alla perfezione in una frase rilasciata da lui stesso in un’intervista: “Un giorno stampavo i miei bambini, le mie vecchie col fazzoletto, e il giorno dopo mescolavo acidi e carte e inventavo le ossidazioni i pirogrammi, i cliché-verre… Poi magari uscivo e tornavo a fare i reportage… Potevano sembrare due atteggiamenti antitetici e invece erano paralleli”.

Forse, in comune tra le due attività c’è solo l’idea della gestione consapevole del caso. Il caso come punto di partenza di qualunque fotografia.

Ci tengo però a ribadire ciò che ho detto: a mio parere la parte concettuale è la meno interessante del lavoro di Migliori. Con la doverosa avvertenza che si tratta di un giudizio strettamente personale, non condiviso da tutti e sul quale già in passato sono stato coinvolto in discussioni e polemiche a non finire.

Mentre rimangono estremamente valide e testimonianza visiva di un’Italia antica e ormai scomparsa le sue immagini d’impronta neorealista, squisitamente antropologiche e identitarie allo stesso tempo.

Foto: Nino Migliori – Dalla serie “Gente dell’Emilia”, 1957

Roberto Morosetti

 

Nino Migliori - Il Tuffatore, Rimini 1951

“Il Tuffatore” è la fotografia più famosa della parentesi realista di Nino Migliori.

E’ un’immagine assolutamente perfetta nel taglio e nella composizione, nell’equilibrio tra i volumi, nella plasticità del gesto e nel perfetto parallelismo del protagonista rispetto all’orizzonte.
Esemplare il rapporto tra i due ragazzi, tra lo slancio dinamico del primo e l’atteggiamento raccolto del secondo.

Talvolta questa fotografia è stata ingiustamente sospettata di essere un fotomontaggio.
I sostenitori di questa tesi affermano che un tuffo del genere sarebbe terminato con un ammaraggio disastroso, di pancia, fatale al tuffatore. E guardano con sospetto a ciò che ritengono essere un bordo eccessivamente marcato sulla figura del ragazzo che si tuffa, lungo il braccio e il torace, tale da far pensare a uno scontorno.

Invece l’immagine è assolutamente autentica, genuina, come testimoniato dallo stesso Migliori, uomo dalla profonda e radicata fede nell’etica antica del fotografo, che non mentirebbe mai su un suo scatto.

Racconta Migliori, persona della cui parola non è lecito dubitare, di aver realizzato l’istantanea a Rimini nel 1951, fotografando con una Rolleiflex 6×6 due ragazzi, fratelli, che si tuffavano a turno da un molo di cemento.

Si tratta quindi di un negativo quadrato, ma d’abitudine negli anni cinquanta il formato di stampa era orizzontale. Non era consuetudine stampare a pieno negativo e l’immagine venne leggermente rifilata nella parte bassa, tagliando i piedi del ragazzo seduto (… nessuno insorga: è una scelta visiva che condivido al cento per cento).

Curiosamente, Migliori afferma: “Non ho mai amato il tuffatore in modo particolare perché legato all’attimo fuggente, al fattore fortuna, e molto meno al progetto linguistico: è solo una delle tante fotografie realizzate negli anni realisti a Rimini”.

Foto: Nino Migliori – Il Tuffatore, Rimini 1951

Roberto Morosetti