August Sander

August Sander pasticciere

“L’opera di August Sander è più di una raccolta di fotografie: è un atlante su cui esercitarsi”.

Walter Benjamin, 1931

Occorre subito premettere che a prima vista, se non si comprendono esattamente le ragioni e le finalità del suo operare, non è facilissimo capire l’arte di August Sander, malgrado egli sia considerato il padre della fotografia tedesca e uno dei pionieri della fotografia sociale, e la sua opera rappresenti un capitolo importantissimo nella storia della fotografia.

Esattamente all’opposto di quanto accade per ogni altro fotografo, per il quale eseguire un ritratto significa raffigurare nella sua dimensione umana e psicologica una precisa persona, August Sander, nel ritrarre un singolo individuo, non intende sottoporre allo spettatore il ritratto di quell’individuo, ma si propone di rappresentare attraverso quell’individuo un prototipo, o per meglio dire un archetipo, della classe sociale cui quell’individuo appartiene.

Per August Sander (1876 – 1964), fotografo espressionista nato e vissuto in Germania, la ritrattistica costituì un mezzo di indagine sulle tipologie delle classi sociali ai tempi della Repubblica di Weimar, tra il 1919 e il 1933, al fine di fornire una sorta di catalogazione degli uomini e delle professioni della sua epoca, attraverso una serie di ritratti di personaggi anonimi, divisi in classi, professioni e mestieri.

Nel 1929 Sander raccoglie nel libro “Antlitz der Zeit” (Volti del nostro tempo), lavoro redatto con la prefazione di uno scrittore comunista di origine ebraica, Alfred Döblin, una prima selezione di 60 ritratti, ma nel 1936 il regime nazionalsocialista mette al bando l’opera del fotografo, giudicandola non allineata al trionfalismo dell’epoca, sequestrando il libro e distruggendo le lastre originali.
Infatti le immagini di Sander non illustravano la grandezza e la superiorità della razza ariana ma mostravano, al contrario, il profilo una nazione in grave crisi economica e sociale.

Nel 1944 il suo studio di Colonia fu distrutto da un bombardamento alleato, quando Sander si era trasferito in campagna per dedicarsi quasi interamente alla natura e alla fotografia di paesaggio.

Dopo la guerra Sander raccoglie il materiale superstite del suo archivio in un nuovo volume, intitolato “Uomini del XX secolo”.
L’opera è suddivisa in “Contadini, Artigiani, Donne, Classi e professioni, Artisti, Città e Reietti”.
Per ognuna di queste categorie sono ripresi, rigorosamente in una posa colta nella naturalezza del momento, i singoli individui, caratterizzati dagli oggetti del mestiere o dall’abito.
Individui che nel loro insieme rappresentano la più sistematica e realistica testimonianza sulla società tedesca degli anni Venti e Trenta.

Ogni immagine di Sander è un capolavoro fotografico e allo stesso tempo un significativo documento storico.

L’intento di August Sander non è di carattere politico e la sua opera non può essere definita una fotografia di denuncia.
Balza agli occhi come il catalogo degli uomini del suo tempo non tratti tutti allo stesso modo: le persone importanti (scrittori, imprenditori) hanno diritto a nome e cognome nella didascalia, gli uomini del popolo sono indicati solo per il loro mestiere: i primi sono individui, i secondi sono “tipi sociali”, una differenza classista di trattamento che sembra accettare e confermare, più che analizzare e criticare, la stratificazione sociale che dovrebbe essere oggetto dell’opera.

I suoi ritratti non si propongono alcun altro fine che vada oltre la semplice catalogazione: sono dei “non ritratti” e servono solo a mostrare – come dice il fotografo stesso – degli archetipi, dei modelli di uomo.

Foto: August Sander – Pasticcere, 1928

Roberto Morosetti